Le reti di imprese avanzano, ma senza fretta

Pubblicati i dati aggiornati del registro imprese sui contratti di rete.

Sono 16.893 le imprese italiane che fanno parte di reti di impresa per 3.320 contratti di rete stipulati, di cui 474 a soggettività giuridica.

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Questi i dati aggiornati al 3 gennaio 2017 che emergono dalle elaborazioni della Camera di Commercio.

La Lombardia con oltre 2.800 imprese (pari a quasi il 17% del totale) risulta la regione con il maggior numero di imprese coinvolte nel fenomeno, quasi 600 solo nel comune di Milano.

Tuttavia, se si pondera il peso delle realtà aderenti a contratti di rete con il numero complessivo di imprese registrate per regione, si nota come siano Friuli Venezia Giulia, Abruzzo, Toscana ed Emilia Romagna le regioni ad avere maggiormente assorbito questa tipologia di aggregazione d’impresa.

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I contratti di rete sono allettanti perché aiutano le piccole realtà a limitare il fenomeno del nanismo che caratterizza il settore produttivo italiano, mantenendo la propria soggettività e consentendo al contempo di beneficiare dei vantaggi competitivi offerti da un’aggregazione di imprese, quali per esempio:

  • maggiore forza commerciale;
  • spinta all’internazionalizzazione;
  • accesso al credito/ ai finanziamenti;
  • condivisione di R&S;
  • ripartizione spese nei servizi di supporto;
  • gestione più flessibile delle risorse umane: distacco del personale e regime di codatorialità.

Il grafico sottostante rappresenta il trend delle stipule di contratti di rete per anno. E’ evidente una crescita costante, anche per i contratti di rete con soggettività giuridica, ma è altrettanto chiaro che non si è verificata in questi anni l’accelerazione auspicata nelle adozioni.

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A parte le indubbie complessità nella costruzione, implementazione e gestione a regime di una rete di imprese, in quest’ultimo triennio è forse mancata la spinta informativa (stampa specializzata, professionalizzazione dei consulenti etc) e sono diminuiti i provvedimenti a livello nazionale e locale volti ad aumentare l’appetibilità dello strumento, quali per esempio una ripresa degli incentivi fiscali, un rafforzamento delle agevolazioni finanziarie, un sostegno allo sviluppo del manager di rete e un’ulteriore semplificazione della norma lavoristica delle reti.

(*) Fonte: rielaborazioni dati da InfoCamere, http://contrattidirete.registroimprese.it, 3 gennaio 2017

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